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Sport e Autismo – Mi chiamo Ricky, sono autistico e gioco a golf

Sport e Autismo_Ricky_Aurora MentalCoach
“Le cose sono unite da legami invisibili. Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella”.
Galileo Galilei

Mi chiamo Ricky sono autistico e gioco a golf ( di Aurora Puccio)

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Mi chiamo Ricky sono autistico e gioco a golf. Ti sembra forse strano? a me sembra invece strano che tu non giochi a golf. Il golf è uno sport bellissimo. Posso giocare con tanti amici e colpire la palla forte con un bastone. Certo ogni tanto lei mi fa dei dispetti. Finisce in acqua o si nasconde e la perdo di vista. Ma tanto ne ho tante altre. La sostituisco e vado avanti. L’importante è metterla in buca. E’ bellissima la sensazione dell’ultimo colpo, il rumore della palla che cade dentro la buca. Dovresti provarlo sai? 

SPORT_Autismo_Ricky_AuroraMentalCoach Mi chiamo Ricky sono autistico e gioco a golf. All’inizio non è stato facile. Non capivo il gioco, il perché di tutti quei bastoni, tante regole. Però avevo capito che mi piaceva giocare, stare in contatto con la natura e con persone sempre nuove. Si perché con mamma ci facciamo un sacco di chilometri in macchina per vedere campi sempre nuovi. Cosi conosco tante persone. Il bello che poi quando ritorno dopo tanto tempo alcuni di loro mi riconoscono e mi salutano . E io sono felice. 

Mi chiamo Ricky sono autistico e gioco a golf. Io ho provato anche a giocare a basket, ma c’era troppa confusione, troppi rumori e non mi divertivo. Mi sforzavo di giocare, ma non ce la facevo. La mamma ha capito e un giorno  mi ha portato al campo di golf. Il bello che gioca anche lei con me. Solo che io sono  più bravo.

SPORT_Autismo_Ricky_AuroraMentalCoach Mi chiamo Ricky sono autistico e gioco a golf.  Un giorno qualcuno mi ha detto che  potrei andare alle Paralimpiadi. Io non voglio andare alle Paralimpiadi. Io voglio giocare con i miei amici. Forse un giorno cambierò idea, non lo so. In ogni caso non andrò alle Paralimpiadi. Io un giorno se vorrò andrò alle Olimpiadi.

Mi chiamo Ricky sono una persona come te,
sono felice di giocare a golf e spero che anche tu sia felice.
Una mamma fuori dagli schemi: la madre di Ricky racconta il metodo da lei creato per entrare in comunicazione con suo figlio e attuare l’integrazione sociale attraverso lo sport.

Chi sostiene ancora che lo sport non è sociale, forse la storia di Ricky dovrebbe metterli a tacere per sempre. Nella disabilità sia fisica che mentale, praticare una disciplina sportiva aiuta a integrarli nella società cosiddetta dei normodotati, che invece hanno altre forma di disabilità solo che non sono visibili perché interiori. Quindi di fatto siamo tutti disabili 🙂

Quando incontro Loredana, la mamma di Ricky, noto nel suo sguardo, la fatica di una donna che da anni lotta per dare una vita normale a suo figlio. Uno sguardo però che volge verso la gioia. La gioia di chi ogni giorno festeggia i piccoli passi in avanti e che non molla mai neanche nel momento in cui questi passi la fanno tornare indietro. Mi accoglie con un sorriso di chi ha voglia di raccontarsi per dare voce all’autismo, una malattia che si manifesta sotto i nomi di sindromi differenti ognuna delle quali rappresenta un deficit al livello neurologico, di comunicazione verbale e non verbale differente a secondo della gravità.

Prendendo come spunto la sua esperienza nel golf che poi replica in tutte le altre aree della vita di Ricky, mi racconta che da un anno hanno cominciato a fare gare.  All’inizio lui era in evidente stato autistico e Loredana notava una certa difficoltà da parte dei partecipanti, ad approcciarsi con lui. Quasi sempre  però, a partire dalla seconda metà della gara quando veniva superato lo scoglio della comunicazione, l’atmosfera cambiava.  Tutt’oggi, ad un certo punto prende vita uno scambio interiore di emozioni ed intese, che alla fine della gara sfocia in calorose srtette di mani ed abbracci da parte di tutti che li ringraziano per il piacere di aver giocato con loro. La mamma lo dice sempre.: “Giocare con Ricky magari richiede un po’ di pazienza, ma quanta umanità dona , con la sua innocenza”

Non è stato facile imparare a giocare a golf, un gioco complesso tecnicamente e con tante regole. Fortunatamente al club, dove si allenano, hanno trovato un allenatore sensibile e disponibile che è riuscito a trasmettere al ragazzo la tecnica di base  mettendolo in condizione di giocare una partita completa. Il successo più grande è stato partire per la prima volta solo con i suoi amici e l’allenatore a Roma per una gara di quattro giorni. Non è stato facile arrivare a questo risultato. Loredana con molta pazienza e tanta determinazione, ha superato le diffidenze di tutti anche quelli della famiglia  che comunque le hanno sempre dato il supporto di cui aveva bisogno. Poi hanno cominciato a vedere i risultati e hanno capito che Loredana aveva ragione.

Un punto fondamentale è fare capire alle persone quanta importanza abbia tenere costantemente impegnati questi ragazzi. Loro dondolano e mugulano, tutta energia repressa. Vogliono muoversi, comunicare, fare. È importante tenerli il più possibile attivi e non come oggetti inutili , da compatire.
Hanno capacità superiori a noi dobbiamo fargliele esternare. Per Ricky è stato il Golf (tralaltro sa sciare e andare in barca a vela), uno sport notoriamente molto impegnativo dal punto di vista economico. Ci sono però tanti altri sport che non lo sono.  Pensiamo alla bicicletta, una pedalata in un parco, all’atletica un approccio con altri ragazzi, agonismo senza contatto, la canoa, il nuoto…

Per Ricky mi spiega, non è importante fare i punti o vincere. A lui interessa giocare con i suoi amici, stare con loro. Tra l’altro ogni volta che conosce ragazzi nuovi, questi la maggior parte sono lì pronti ad aiutarlo e incitarlo. Sono loro che gli tengono il punteggio. Il fatto di andare poi sempre in campi diversi, è fatto apposta per allenarlo al cambiamento. Così è sempre stimolato  a conoscere e sperimentare ambienti nuovi e soprattutto a relazionarsi con persone sempre diverse.

VademecumAmicizia_mentalcoachingLoredana prosegue, raccontandomi che è  riuscita a instaurare un modo di comunicare con lui, il giorno che ha capito che il loro cervello funziona esattamente come un computer dal quale, attraverso ad esempio il golf, può tirare fuori il suo io, in modo tale che potesse esprimere le sue emozioni. Questa parte è molto importante perché i ragazzi autistici hanno uno stato  emotivo più intenso rispetto a tutti noi e occorre aiutarli per farl0 emergere. Esattamente come facciamo tutti i giorni con i nostri PC, Loredana comunica con Ricky sempre con le stesse parole e le stesse modalità, in modo tale da riuscire ad  estrapolare da lui le risposte di cui ha bisogno. In pratica è come se elaborasse  degli algoritmi per estrapolare i suoi dati. Di fatto quindi, in modo inconsapevole, si è creata da sola un metodo efficace per entrare in comunicazione con lui. Si tratta di un lavoro difficilissimo, che richiede non solo molta pazienza, ma una fiducia cieca di essere sicuri che si sta percorrendo la strada giusta, senza avere dubbi.

Secondo il suo punto di vista il golf ha giocato un ruolo fondamentale nell’evoluzione comunicativa di Ricky. Uno sport dove non c’è contatto, dove non c’è tanta confusione, non si urla, c’è la natura, verso la quale gli autistici sono molto sensibili. Soprattutto Loredana ci tiene a precisare che il golf permette loro di farli giocare insieme ai ragazzi normodotati, dimostrando quell’integrazione sociale di cui da anni chiede a gran voce. Loredana è convinta e i risultati le danno ragione, che in questo modo i ragazzi autistici si sentono stimolati, perché sono motivati a superare i loro limiti. Se invece li mettiamo a giocare tra di loro, il messaggio che li stiamo trasmettendo e che non hanno nessuna chance di migliorarsi. Quindi la loro autostima si abbassa.  E’ chiaro che devono scegliere lo sport adatto al tipo di sindrome, visto che ce ne sono di diversi tipi.

Quando le chiedo come è arrivata al golf, mi racconta che prima aveva provato con il basket. Osservando  però attentamente le reazioni del figlio e come si comportava, ha capito che questo gioco aumentava in lui il senso di frustrazione per non riuscire a capirlo, per la gran confusione che si creava e i forti rumori.  In questa situazione, l’approccio del genitore verso l’autismo è importante. Lo spirito di osservazione, l’analisi attenta, permette di cogliere delle informazioni utili. E poi bisogna anche sapersi porre delle domande, perché nel momento in cui Loredana ha visto che con il basket stava peggiorando le sue condizioni, si è chiesta: ” Chi dice che il basket va bene per lui? forse ha bisogno di provare altri sport. Quando pensa che esistono squadre di basket di soli autistici, se ne dispiace perché ritiene che non ha per niente senso.Occorre una forte cambiamento di mentalità da parte dei genitori che vanno anche sostenuti, istruiti e consigliati verso questo approccio mentre lei ha dovuto fare tutto da sola.

Secondo la sua esperienza, prima bisogna entrare in rapporto con lui e con il suo cervello comunicando come spiegato sopra come se fosse un computer, analizzare il suo comportamento, i suoi sguardi se ti sta dicendo che stai facendo bene o meglio che lasci perdere. E lì che ci vuole l’attenzione all’inizio. Quando vedi che ti da l’input per lo step successivo, allora  capisci che sei sulla strada giusta.

Loredana dice: Riconduciamo il nostro pensiero al fatto che loro sono 1000 volte più sensibili di noi, più attenti alla natura, che percepiscono i nostri stati d’animo . Hanno una sensibilità spaventosa. Hanno un  linguaggio visivo…ma quanto stereotipato. L’altro giorno si è fatto una psicoanalisi: “va beh mamma allora che senso ha vivere se siamo cosi infelici se il mondo è cosi brutto e infelice”. Io sono convinta che  se qualcuno sperimentasse questo modo di lavorare con i propri figli, otterrebbe dei risultati

Ho visto personalmente giocare Ricky sul campo di golf, ed è stata un emozione unica. Ricky ha anche la passione per la fotografia, recentemente ha inaugurato la sua prima mostra. Ma questa sarà un’altra storia…prossimamente su questo blog.

Pertanto che tu sia abile o disabile per favore PRATICA SPORT perché è l’unico modo immediato ed economico attraverso il quale la nostra MENTE può trovare beneficio grazie al MOVIMENTO DEL CORPO. Ricordati le volte che non fai nulla come stai a livello mentale, rispetto a quando torni da una bella corsa a piedi o in bicicletta o altro ancora. Se muovi il CORPO aiuti anche la tua MENTE a trovare il benessere. Se è vero che questo vale per i cosiddetti normodotati, allora perché non dovrebbe valere per gli autistici?

Se ti è piaciuto l’articolo ti chiedo di condividerlo attraverso i social. Contribuirai a diffondere la cultura dello sport come strumento per allenarsi alla vita.

Grazie

Aurora

(immagini  e video personali prodotti da Aurora Puccio )

Aurora Puccio
About Aurora Puccio
Ciao! Sono Aurora la mia filosofia è invitare le persone a guardare le cose da angolazioni differenti, partendo dall'atteggiamento mentale con il quale si osserva una situazione. Lo sport è la mia più grande passione insieme ad altre forme artistiche come teatro e scrittura, che in questi articoli si intrecciano con armonia per darti degli spunti sull'allenamento mentale.
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