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LOSERS – Storie di falliti vincenti

LOSERS

Storie di falliti vincenti

 di Aurora Puccio
Se non saprai perdere non saprai nemmeno vincere
(Cit. Losers – Serie Tv Netflix)

CHI SONO

QLosers storie di falliti vincentiuesta è la frase tratta dal trailer Losers, una serie TV di Netflix, che vi invito a guardare assolutamente perché racconta la storia di otto atleti che hanno fallito i loro principali obiettivi sportivi. Avete capito bene: hanno fallito. Anzi, in realtà uno di loro ha vinto anche il campionato del mondo e non era felice.  E questo già dovrebbe farvi pensare. Questo accade perché nell’immaginario collettivo il modello di successo attuale non solo nello sport e che si riflette anche nella società e nelle aziende, è basato solo sulla performance identificata con il risultato finale tralasciando tutti quelli aspetti del processo che invece ne fanno parte: come le sconfitte o i  fallimenti clamorosi di cui si parla troppo poco e che invece  sono stati gli eventi scatenanti di vittorie leggendarie anche in altri ambiti. Concetti che dovrebbero essere scontati e che devono essere ribaditi visto l’approccio di tutti gli attori nello sport che li usano a parole per poi mostrare incoerenza nei fatti.

Tutta quest’ansia da prestazione di cui tutti abusiamo il termine, questa paura di fallire di dover apparire sempre perfetti, questa demonizzazione dell’errore come catastrofe naturale da evitare, diciamocelo pure ha superato ogni ragionevole limite toccando l’esagerazione.

IMMAGINATE LA SCENA

Immaginate una scena di questo tipo un atleta di uno sport qualsiasi il giorno della sua meritata vittoria intervistato alla TV mentre a casa seduti davanti al rettangolo ultra piatto appeso alla parete, si trovano per l’occasione ansia, fallimento, sconfitta, e dai gemelli siamesi errore e imperfezione che sparlano apertamente dei loro opposti:

l’ansia è stufa di essere sottovalutata dalla serenità, il fallimento rivendica il diritto di contribuire attivamente al  successo.  La sconfitta soffre di un complesso di inferiorità nei confronti della vittoria perché viene vissuta sempre con una serie di stati d’animo così tristi che persino lei alla fine si rattrista pure perdendo di vista la sua importantissima funzione.  Errore e imperfezione invece sono più abituati alle dimostrazioni anaffettive del loro comandante. Imparano a conoscerlo subito all’inizio della carriera sportiva. Ancor prima dei loro illustrissimi colleghi. Per cui mostrano una certa compassione per lui.

Una sorta di condominio di un palazzo con diversi piani dove l’atleta vive inconsapevole nell’attico superiore e poi via via tutti gli altri ognuno nel proprio appartamento per distinto.

Tutti noi adulti (allenatori, genitori, dirigenti, sistema sociale) siamo responsabili e co-partecipi di questo modo di pensare che negli anni ha subito un cambiamento inconsapevole portando all’esasperazione del vincere sminuendone il significato e riducendolo a un mero conteggio di titoli.

Il cambiamento di mentalità sociale cammina di pari passo con quello tecnologico. Per cui mentre prima si era allenati al desiderio di conquistare qualcosa di grandioso sapendo che l’avventura era proprio intraprendere quel percorso, oggi tutto viene eseguito alla velocità di un click e facilitato dal download di un app che fa tutto per noi.

Questa modalità ha portato ad atrofizzare i nostri fantastici neuroni i quali credono di poter fare tutto con un click approccio che viene poi replicato nella pratica sportiva perché tutto è focalizzato sulla parte tecnica riferita non solo all’esecuzione del gesto tipico di ogni disciplina. Ma riferito anche alle tecniche per la concentrazione, per gestire la pressione senza metter in conto che se dietro a tutto questo non esiste un modello di pensiero in azione…crolla tutto.

Vi faccio l’esempio di un atleta che si allena tantissimo, preparato tecnicamente poi arriva in gara commette un errore e si dispera. Non accetta la sconfitta. Vince ma non riesce a gestire il successo e non riesce a replicarsi. Oppure soffre il giudizio altrui. Perché non è abituato a pensare. Associa se stesso solo con la perfezione del risultato e quindi non conosce il valore della sconfitta, dell’errore perché noi adulti non li abbiamo essi in condizione di esplorare e vivere tale esperienze. Tendiamo a proteggerli troppo e fornirgli già le soluzioni senza rispettare la loro unicità. Per cui smettono di pensare e aspettano la pappa pronta come gli uccellini appena nati che attendo a bocca aperta che qualcuno li sfami. Quindi i primi ad allenarci in questa direzione siamo tutti noi che ruotiamo attorno all’atleta.

L’apprendimento passa attraverso l’esperienza personale e non attraverso un riempimento di nozioni fine a se stesse solo da eseguire.

IL PRESUPPOSTO E IL CONTESTO

Partiamo dal presupposto che tutti vogliamo vincere. Ancora oggi non ho incontrato qualcuno che gioca per perdere.  Però  vincere ed essere vincenti, dal mio punto di vista, sono due aspetti completamente diversi.

In una società ormai votata solo alla performance dove vincere è tutto occorre essere abili a gestire le sconfitte che possono essere trasformate in trionfi inattesi. Dobbiamo ridare valore alle sconfitte, ai fallimenti fanno parte del processo di crescita per arrivare al successo.

Ed ecco che rientriamo nell’allenamento del pensiero in azione che sta ad un livello prima dell’allenamento tecnico. Attenzione non con il significato di essere superiore. Ma con il significato complementare che non può esistere un allenamento tecnico senza che ci sia dietro una consapevolezza di cosa significa vincere, volere il  successo, voler diventare un campione o una campionessa. Un po’ come costruire una casa partendo dal tetto e le fondamenta dove sono? poggiano solo sulla tecnica? Allora al primo imprevisto crolla tutto.

LA STORIA DI LANCE ARMSTRONG

Oggi il pensiero principiale è essere  etichettati in base al numero dei titoli vinti. Eppure  si può vincere, accumulare tanti titoli ed essere ugualmente dei perdenti.

Ad esempio se penso alla storia del ciclista americano Lance Armstrong vincitore di ben sette Tour di France e di una medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Sydney 2000 è lecito credere sia un vincente. Poi scopri che ha vinto con l’inganno scegliendo la strada facile del doping come documentato dal film su di lui dal titolo: THE PROGRAM e incominci a farti delle domande: Cosa sei disposto a fare per raggiungere la fama, il successo, la gloria? Anche a mentire a te stesso o te stessa? Perché potete ricercare la fama e ingannare l’esterno quanto volete, ma non potrete ingannare i vostri pensieri con i quali inevitabilmente dovrete fare i conti.

Quindi è vero che Armstrong ha vinto e per anni è stato un modello da seguire. Il mio invito è di non soffermarsi mai ai titoli. Di andare sempre oltre. Quando ammirate qualcuno come Cristiano Ronaldo o Federica Pellegrini, e sognate di diventare come l’atleta dei vostri sogni, non soffermatevi solo a guardare medaglie, podi, soldi, fama, follower. Andate oltre. Cercate di scoprire la sua storia. Come ha vissuto. Cosa ha fatto per arrivare lì. Quali ostacoli o difficoltà ha dovuto superare. Come li ha superati perché se vi fermate al primo strato di narrazione appena incontrate un ostacolo cadrete in frustrazione perdendo fiducia in voi stessi.

Volete ispirarvi a loro? Fate pure: in primo luogo non paragonatevi a loro, secondo andate oltre all’apparenza del successo e scoprirete che non è tutto facile. Dietro a quel successo ci sono tante sconfitte. Solo che se ne parla troppo poco.

JURI CHECHI UN MODELLO PER TENACIA, DISCIPLINA E COSTANZA

Mi ricordo che da giovane atleta il mio modello di riferimento è stato sempre Juri Chechi che stimavo non solo per ciò che vinceva, ma per la capacità di rialzarsi tutte le volte che ha trovato ostacoli davanti a lui. Nel desiderare il suo sogno impegnando tutto se stesso pur di raggiungerlo. E leggendo la sua biografia ho scoperto quanto sia stata dura accettare un infortunio a pochi mesi dall’Olimpiade dei sogni. Ed è qui che inizi a smettere di vedere le medaglie vinte e ad entrare nell’ispirazione. Nell’attivare il pensiero in azione e pensare che vuoi ispirarti a questo atleta perché è un esempio di tenacia, disciplina e costanza. Non puoi sapere se riuscirai ad arrivare così in alto come lui. Senti però l’urgenza di provarci per una sfida con te stesso o te stessa.

Perché se vi fermate solo alla narrazione superficiale il rischio è di restare solo in uno stato di adorazione per l’atleta dimenticandovi della persona. Non solo. Ma cadrete nella frustrazione di non essere mai all’altezza e in grado di raggiungerli perché cadete nell’errore di paragonarvi a lui. Per cui al primo ostacolo abbandonate per poi avere rimpianti negli anni avvenire. Quindi volete ispirarvi a Cristiano RonaldoFederica Pellegrini? F

SEGUITE I VOSTRI SOGNI E NON AVRETE RIMPIANTI

Non potrò mai scordare la chiacchierata con una persona il cui sogno da bambino era giocare a calcio in serie A. Siccome non era stato in grado di realizzarlo. Aveva smesso di giocare. Si privava della gioia di una partita, di un palleggio perché tra le sue credenze una in particolare gli creava questa infelicità per lui ancora inconsapevole.

Cioè la credenza che impiegare tempo a giocare a calcio era finalizzato solo a diventare un calciatore eccellente di serie A. E che non essendoci riuscito non aveva senso. vi rendete conto?

Un po’ come dire non inizio a dipingere perché non potrò mai essere Leonardo da Vinci o scrivere come la Rolwing autrice di Harry potter. Ne capite il senso? Fate attenzione quando scegliete i modelli di riferimento. Ispiratevi ma non paragonatevi e non imitateli. Soprattutto smettetela di giudicarvi

“Se dentro di te ascolti una voce che ti dice che
non puoi dipingere, allora mettiti subito a farlo
e quella voce si spegnerà”
Vincent Van Gogh

Il primo ostacolo tra voi e le vostre medaglie siete voi stessi perché vi giudicate in continuazione. Pensate di non farcela. E quindi al primo ostacolo vi arrendete subito. Invece non è così. Iniziate  a osservare le cose da un altro punto di vista. Questi modelli di riferimento vi servono perché se conoscete le loro storie, riuscite a prevedere gli ostacoli che anche voi dovrete affrontare. Tutti possiamo avere percorsi diversi ma tutti alla fine dobbiamo affrontare gli stessi ostacoli.

Ritorniamo quindi al pensiero in azione.  l’atteggiamento mentale, la strategia mentale da mettere in atto. Inutile scappare per cercare strade più facili. Anche se restate sul divano a non fare niente, sempre vi arriveranno. Lo sport è fatto così. Potete scappare quanto volete ma comunque gli ostacoli ci saranno sempre. Meglio affrontarli. Tra virgolette è questo il divertimento perché mettendosi in gioco succedono tante di quelle cose che neanche immaginate. Mi rendo conto che alle volte sono cose spiacevoli. Altrimenti perché pratichiamo sport?

E poi chi stabilisce se siete dei vincenti o no? La certificazione ufficiale di un podio e di una medaglia? Allora vi state identificando con il risultato e non conoscete affatto il vostro reale valore. Non siete in grado di percepirlo.

PERCHÉ GUARDARE LA SERIE TV LOSERS

Ecco perché consiglio di vedere la serie  Losers su Netflix. Otto storie di fallimenti eccellenti che sono diventate storie umane di successo e che vi mostreranno il rovescio della medaglia. Ciò che non volete vedere: la sconfitta, ciò che spesso viene impropriamente etichettata come un fallimento.

Ma il fallimento non esiste. Fallisce chi non prova mai a fare niente e critica gli altri per i sogni che stanno inseguendo rischiando di non riuscirci. Chi è il vincente qui?

Ritornando a Losers qui vi anticipo brevemente le otto storie soffermandomi alla fine su una in particolare che mi ha colpito per la tenacia e la perseveranza della protagonista.

C’è l’americano Michael Bentt diventato pugile professionista non per sua volontà ma per soddisfare il sogno dell padre che lo obbligava a boxare per diventare il nuovo Mohamed Ali. Per gli amanti dei titoli dico subito che diventerà campione del mondo. Poi però un KO inaspettato diventa la grande occasione per inseguire la sua vera passione grazie anche al pugilato.

La storia del Torquay United, squadra inglese di calcio che rischia la retrocessione con il pericolo di scomparire per sempre e la cui ultima speranza di restare in campionato arriva grazie al morso di un cane.

La terza storia narra le vicende sportive della francese di origine africana Surya Bonaly, la prima donna al mondo ad eseguire salti acrobatici nel pattinaggio sul ghiaccio che invece ne vietava l’esecuzione. La sua storia mette in evidenza il problema dello stereotipo nel mondo sportivo. In particolare nel pattinaggio sul ghiaccio era inusuale vedere una pattinatrice di colore. E anziché essere giudicata per la sua bravura e il suo talento, veniva giudicata per non rispettare i canoni stabiliti dalla tradizione di questa disciplina.

La terza storia è davvero singolare Mauro Prosperi romano di nascita ma catanese per amore, diventa campione olimpico a squadre nel pentathlon moderno ai Giochi Olimpici di Los Angeles 1984. Quando smette continua a correre appassionandosi alle corse estreme. In particolare alla maratona nel deserto del Marocco. Una delle corse più difficili al mondo. A tal punto che gli organizzatori fanno firmare ai partecipanti una liberatoria chiedendo a chi consegnare il cadavere in caso di morte. Davvero inquietante.

Cosi parte per questa maratona con il solo scopo di vincere. Ma il deserto gli impartirà una lezione difficile da dimenticare e gli restituirà il valore della vita.

La quarta storia parla di Jack Rayan uno dei giocatori di basket più talentuosi che l’America abbia mai avuto. Peccato che tanto talento sia in balia di un pessimo carattere che immancabilmente lo mette nei guai non riuscendo mai a sfondare veramente nei campionati che contano. Cambia diverse squadre fino a quando un giorno trasforma la sua più grande passione in un lavoro di successo che oltre a rendere felice i bambini gli permette di trovare finalmente il suo posto nel mondo del basket.

E da una brutta sconfitta nei campionati canadesi di curling nel 1985 spinge una leggenda di questo sport Pat Ryan a perfezionare una nuova tattica cambiando per sempre la storia di questo sport. Una storia dove una sconfitta stimola la creatività nel trovare nuove soluzioni e nuove tattiche per poter vincere. La dimostrazione che non esiste una sola strada per raggiungere un risultato e di quanti insegnamenti ci siano dietro una sconfitta.

Il giocatore di golf francese Jean Van de Veld che riflette sugli aspetti positivi e negativi della sua incredibile sconfitta all’ultima buca agli Open Championship del 1999 in Scozia in uno dei campi più prestigiosi e anche tecnicamente difficili al mondo.

L’ultima storia sulla quale mi soffermerò un po’ di più è quella di Aliy Zirkle muscher di cani da slitta che per anni partecipa a una maratona in Alaska la celebre Iditarod. Durante una di queste partecipazioni ha un’orribile esperienza che mette in serio pericolo persino la sua vita e non volendo fare spoiler,  vi lascerò scoprire tutto guardando la puntata.

Ciò che è interessante sottolineare in questa storia è la tenacia, la perseveranza della protagonista perché da tantissimi anni, non ricordo esattamente il numero, partecipa tagliando il traguardo e non riuscendo mai a vincere. arrivando raggiunto consecutivamente per qualche anno. Se analizziamo la sua prestazione soffermandoci solo sul risultato allora si arriva alla conclusione che è una perdente.

ATTIVARE E ALLENARE  IL PENSIERO IN AZIONE

Se invece attiviamo il pensiero in azione e analizziamo la performance andando oltre al risultato, possiamo trovare numerosi indizi che portano alla conclusione opposta. Come rimettersi sempre in gioco nonostante le difficoltà, il superare la paura di aver rischiato la vita, essere in grado di tagliare il traguardo, di arrivare fino in fondo e non è scontato visto che non tutti ci riescono, il suo speciale rapporto con i cani e con l’ambiente naturale che la circonda.

E potrei continuare all’infinito. Per tutte queste ragioni Aly Zyrcle non è una fallita nel senso di  lei come persona. Ha fallito l’obiettivo. È diverso. Una volta che separate voi stessi dall’obiettivo vivendolo come un film visto dalla sala come spettatore lo vivete con distacco senza identificarvi con lui, vedrete che le cose cambieranno.

Il vostro gesto tecnico diventerà più fluido, acquisterete più fiducia e sicurezza in voi stessi. Senza tecniche fantascientifiche. Semplicemente cambiando prospettiva, modo di vedere le cose. Modo di vivere le cose. Ecco la parola chiave è vivere. Vivere tutto come un’esperienza.

È chiaro che non è facile. Però occorre pensare in modo diverso perché non possiamo risolvere il problema continuando a fare sempre le stesse cose.

CONCLUSIONE

Siete ancora convinti che per essere dei vincenti bisogna solo vincere medaglie? Fatte attenzione a come interpretate le dichiarazione dei campioni delle campionesse o dei modelli di successo ai quali vi ispirate.

Sapete lo sport vi aiuta a scoprire tanto di voi. Ponetevi grandi obiettivi. Fate di tutto per raggiungerli. Partite però con il pensiero in azione attivato, con la consapevolezza che a prescindere come andranno le cose, non perderete mai perché anche una fastidiosa sconfitta può regalarvi sorprese inaspettate regalandovi medaglie dal valore inestimabile e magari indirizzandovi verso una strada che non avevate considerato prima.

Mi rendo conto che oggi parlare di futuro sia quasi azzardato, difficile programmare aspettare 15 anni per tentare di vincere un Olimpiade. Che volete tutto e subito perché è così che siete stati allenati. Senza il desiderio della conquista, di stare nella delusione di una sconfitta per crescere, però vedete se anche voi smettete di Sognare, se il vostro cuore smette di battere per qualcosa di conquistare allora tutto finisce.

Per cui vi invito a sognare. Sognate ancora e in grande. Aiutate questo mondo a credere nella bellezza dei sogni perché ne abbiamo ancora tanto bisogno.

buon allenamento e buona visione!!

Aurora

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Aurora

(Tutti i diritti di produzione riservati – Aurora Puccio Sport Mental Coach  – Musica intro Big Rock  Big Rock Kevin MacLeod (incompetech.com) Licensed under Creative Commons: By Attribution 3.0 License)

 

Aurora Puccio
About Aurora Puccio
Ciao! Sono Aurora la mia filosofia è invitare le persone a guardare le cose da angolazioni differenti, partendo dall'atteggiamento mentale con il quale si osserva una situazione. Lo sport è la mia più grande passione insieme ad altre forme artistiche come teatro e scrittura, che in questi articoli si intrecciano con armonia per darti degli spunti sull'allenamento mentale.
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